1 ottobre
Siamo partiti dalla piazza alle 10,15 circa, salutati da amici, colleghi e parenti. Abbiamo ricevuto la benedizione e siamo partiti verso le 12.00 in direzione Mestre, attraverso la SS16 adriatica e la SS 309 romea, penso che abbiamo già fatto la parte più rischiosa del viaggio. Per la cronaca, ieri sera mi ha punto sulla mano sx uno scorpione che era attaccato sulla giacca da moto, provocandomi dolori e gonfiore, febbre e diarrea. Mi ero scordato la patente internazionale....cominciamo bene.

2 ottobre
Siamo partiti con la pioggia da Mestre, ci ha accompagnato per tutto il giorno fino a Medjugorie dove, causa condizioni fisiche e meteo avverse, ci siamo fermati per la notte.

3 ottobre
Dopo un'`apparizione alla collina dove ci siamo districati tra flotte di pellegrini, siamo ripartiti in direzione Mostar. Abbiamo proseguito verso l`Albania, dove ci siamo arresi a causa delle pessime condizioni delle strade, rischiose al buio, ogni km è una conquista. Alloggiamo in una pensione dove il soffitto è meno di due metri, si sale attraverso un incrocio di scale ripide e strette, tanto che la mia sacca si incastra.

4 ottobre
Sveglia mattutina e via verso la Bulgaria, dopo aver attraversato il Kosovo e la Macedonia. Giornata pesante per via delle frontiere e delle pessime condizioni delle strade, ci sono ancora i segni della guerra. Siamo arrivati a Sofia a sera inoltrata.

5 ottobre
Siamo partiti di nuovo all` alba, una bella tirata di oltre 1200km e siamo arrivati sotto Ankara. Oggi niente divertimento solo km. Il simpatico inglese settantenne che vedete nella foto, andava in Tanzania con un Transalp, dove vive il figlio.

6 ottobre
Partiti con l`intento di arrivare ad Aleppo e ci siamo riusciti. In Kurdistan ci siamo fermati per un caffe` dai colleghi. In frontiera abbiamo avuto qualche problema con i costi, poi abbiamo conosciuto il capo che per scusarci ci ha fatto saltare il controllo bagagli e accompagnato fino alla citta` di Aleppo, comunque abbiamo perso il pomeriggio.

7 ottobre
Alloggiamo all` hotel Baron, dove Agatha Christie scrisse "Assisinio sull` Orient Express", qui soggiornava anche Lawrence d`Arabia. posto stupendo. Abbiamo fatto i turisti a modo nostro, visitando la vecchia cittadella, il Suk ecc...

8 ottobre
Tappa di trasferimento verso la giordania, con sosta dei pressi del confine con il Libano, al castello Karat dei cavalieri. Riusciano a scappare dalla Siria in appena due ore, l'entrata in Giordania è stata facilitata dall' ora tarda in cui ci siamo presentati, essendo stanchi non hanno fatto neanche il controllo delle borse.

9 ottobre
Attraversare la frontiera Isrealiana con il mezzo proprio è un esperienza traumatica. Siamo stati perquisiti per 4 ore, privati delle moto che sono state chiuse in un box, non sappiamo cosa abbiano subito, la mia di sicuro è caduta. Siamo stati trattati come dei terroristi ma non abbiamo ceduto e l'abbiamo spuntata. All' uscita abbaimo trovato Roberto ( un carabiniere che fà servizio all' ambasciata italiana motorizzato su BMW R1200GS) ad attenderci. Poi una veloce passata a Jerusalemme prima di fermarsi a Tel-aviv.

10 ottobre
Oggi siamo dei turisti, giriamo la città e attiriamo gli sguardi di tutti, siamo gli unici motociclisti. nel pomeriggio arriaviamo a Betlemme dove ci aspettano oltre 400 persone, grande festa e consegna alle autorità i regali provenienti dall' Italia.Siamo benvoluti dai palestinesi che si mettono in fila per una foto.

11 ottobre
Visita ai colleghi palestinesi e inizio di un gemellaggio, la loro umile caserma è stata costruita grazie al nostro governo. Sono rimasto molto colpito dai loro problemi e cercheremo di aiutarli. Siamo stati anche ricevuti dai custodi della basilica della natività.

12 ottobre
La nostra missione è finita. Abbiamo incontrato il sindaco di Ramallah, momento ancora più toccante in quanto loro non hanno il potere di Betlemme e sono ancora più isolati. L'emozione finale è stata data dall' Unicef e i suoi bambini. Adesso siamo in riva al mar morto, domani dopo aver provato l'ebrezza del galleggiamento, facciamo un salto in egitto, se ci fanno passare, per un bagnetto normale e poi puntiamo le ruote verso casa.

13 ottobre
La mattina andiamo a vedere un castello, è in cima ad un monte, esiste il percorso a piedi che dura circa un paio d’ore, ma noi vestiti da moto con le borse da serbatoio a tracolla dureremmo poco, saliamo con la funivia e incontriamo tanti italiani. Ripartiamo e andiamo a fare il bagno nel mar morto, in un ghetto per ricchi. La sera arriviamo in frontiera, ma nel cercare di attraversarla veniamo respinti dai giordani. Tentiamo di entrare in Egitto nel Sinai, ma non è chiaro se si può. Desistiamo e andiamo a dormire in un ostello.

14 ottobre
Comincia il giro di telefonate alle varie ambasciate per capire il motivo. Mentre eravamo al telefono, una guardia della dogana in borghese, ci chiede i documenti relativi alla esportazione della moto. Risulta tutto ok, spieghiamo il nostro problema e ci invita tentare di nuovo. Andiamo alla frontiera e gli israeliani non ci fanno passare senza l’autorizzazione giordana, insistiamo e convinciamo il capo a farci passare poi dall’altro risolviamo da soli. Infatti dopo un primo rifiuto insistiamo dimostrando di avere i documenti in regola. Appena passati ci dirigiamo in direzione Wadi-Rum, incontriamo un greco in solitaria su africa twin. Appena arrivati al wadi solito assalto per un giro in jeep, andiamo al paese incontriamo di nuovo il greco, per molto meno oltre al giro troviamo il garage per la moto, cena e notte in tenda nel deserto. Nel campo ci sono un gruppo di tedeschi poco simpatici, ci allontaniamo andiamo a dormire in cima ad un duna.

15 ottobre
Ci dirigiamo a Petra e prima del paese troviamo un ostello con due ragazze tutte coperte, talmente brutte che stanno meglio cosi. Chiamano il capo e per 5€ ci danno la camera. Ci cambiamo e partiamo per l’escursione, una faticaccia sotto il sole cocente. Incontriamo il greco e lo invitiamo all’ostello. Ma le sorprese non sono finite arriva il Cecca, un motociclista di Perugia trapiantato a Varese, sapevo che era in zona ma neanche dandoci un appuntamento ci saremmo incontratati. Torniamo verso l’ostello e lo troviamo chiuso, mentre aspettiamo Manu ne approfitta per cambiare l’olio, io ho una sola pasticca dei freni anteriore consumata, visto che le ho di scorta decido di cambiarle ma nonostante sulla confezione siano quelle giuste all’interno non sono quelle giuste. Si dovrebbero molare ai lati di circa 3mm e allargare il buco superiore per il perno, non avendo gli attrezzi desisto. Scambio la pasticca interna con quella esterna, dovrei stare sicuro per un po’, poi vedremo.

16 ottobre
Facciamo tappa ad Amman attraverso la strada dei re, bella ma lunga e faticosa, il caldo ci cuoce. Amman non è niente di particolare, la sera cena tipica e poi a nanna

17 ottobre
Uscire dalla Giordania è un gioco da ragazzi, l’entrata in Siria lo stesso, ci spillano 100$ a testa per entrare, dobbiamo racimolare tutti i soldi tra euro,dollari e dinari. A pranzo siamo a Damasco, visita della seconda più importante moschea araba, in giro per il souq, dopo aver macinato km a piedi andiamo a letto.

18 ottobre
Ci dirigiamo verso il Libano con la speranza di poter entrare, le notizie sono contrastanti. L’uscita dalla Siria è veloce. I libanesi che incontriamo alla frontiera non ci danno neanche il tempo di tirare giù il cavalletto che già ci sono addosso per venderci l’assicurazione. I visti vengono concessi, scopriamo che qui al sud si pagano al nord no, e anche questa è andata. La differenza con la Siria è evidente, la sporcizia e le condizioni della strada sono pessime. Questo posto ricordo molto l’Albania. Ci sono posti di blocco militari ovunque, i segni della guerra sono ancora evidenti sui palazzi. La sera dormiamo in un albergo dove si svolge un matrimonio, non si dorme fino alle 3.

19 ottobre
Ci dirigiamo sui monti sopra Tripoli dove ci sono i famosi cedri, saliamo fino a 2700mt e godiamo di qualche minuto di frescura. Comunichiamo con qualche nozione di francese. Il pomeriggio rientriamo in Siria e puntiamo verso Palmiria. Paghiamo ancora cifre diverse, la dogana siriana è un mistero. Arriviamo al buio, con attraversamenti di animali vari. Manu succhia tutta la benzina del suo serbatoio, stavolta pensava di rimanere a piedi.

20 ottobre
Visitiamo le rovine, belle ma piene di gente e locali che scorrazzano con i motorini dentro il sito. Manu baratta un pennarello, io aggiungo 2 gomme, per un bracciale. Si riparte in direzione Turchia, viaggiamo tutto il giorno sotto il caldo torrido, intorno a noi solo deserto, troviamo un paese per il rifornimento e poi proseguiamo fino all’ultimo paese di confine. Fatichiamo a trovare una sistemazione per noi e le moto. Dopo numerose manovre le mettiamo in un giardino di una pizzeria.

21 ottobre
Ci alziamo presto per raggiungere il confine, oramai è diventato un lavoro scandito con gli stessi orari del canto del muezzin. Ovvero 5.30 sveglia, 10.30 pausa caffè, 12.30 pranzo frugale, 17.30 ricerca del giaciglio. La mattina Manu cerca di pagare la stanza e la cena, ma il ragazzo non capisce, lui insiste un po’ poi ringrazia e andiamo. Il conto della cena è stato lasciato in sospeso, ripasseremo. In frontiera siamo arrivati troppo presto, ci fanno entrare e trastulliamo i doganieri offrendo caffè a tutti. Fatichiamo ad entrare in Turchia, causa curdi numerosi e ammassati, ci viene misurata la temperatura corporea, stavolta esternamente. Ci addentriamo nel Kurdistan quello dichiarato zona terroristica, i militari ci lasciano passare ai posti di blocco, fino a quando ci ritirano i passaporti e veniamo invitati a seguirli in caserma. Non sapevamo cosa ci attendesse e preoccupati sul proseguimento del viaggio seguivamo a testa bassa i militari fino a quando ci ritroviamo davanti al capitano. Per farla breve siamo stati 2 ore a parlare del più e del meno all’ombra di un pergolato in compagnia di un canadese, un indiano con cittadinanza inglese ed un giapponese con cittadinanza australiana. Il tutto annaffiato da tè e condito con anguria, melone e frutta varia. A malincuore ripartiamo ed a sera inoltrata ci arrendiamo davanti ad un motel lungo strada.

22 ottobre
Costeggiamo il lago Van per circa 150 km poi, stufi di questo paesaggio, decidiamo di puntare verso est, il monte Ararat. Siamo in prossimità del confine con l’Iran quando raggiungiamo il sito dove si dice si sia “incagliata” l’arca di Noè, qui veniamo accolti da Assam , probabile reduce di quel viaggio, che rimane in nostra compagnia raccontandoci tutte le vicissitudini legate a quel sito. Siamo al 44° parallelo EST , da ora si puntano le ruote verso casa da cui distiamo oltre 4000 km (salvo divagazioni). Aiutati dal proprietario di una bettola lungo strada troviamo un giaciglio di tutto rispetto, compreso nel prezzo hamman e massaggio. Non tutti apprezzano.

23 ottobre
Come premesso le divagazioni sono iniziate, puntiamo verso sud in prossimità del confine con la Siria al Nemrut Dagi dove arriviamo a notte fonda dopo oltre 60 km di strada sterrata. L’unico locale dove è possibile dormire si fa notare accendendo le insegne appena sente il rumore delle nostre moto, ci accoglie Baba, un ragazzo gentilissimo che trascorre 8 mesi l’anno in cima a questo monte. La serata scorre tra pietanze tipiche e film poliziesco in lingua originale mentre i Ficarra e Picone turchi si dilettano con le frasi in dialetto insegnate da Manu. A nanna presto perché domani sveglia all’alba….

24 ottobre
Al buio ci arrampichiamo con le mto verso il monumento, il povero illuso del manu pensa di essere il primo, ma dopo poche curve già si vedono i flash delle foto, un’ orda di turisti russi, convenzionati INPS, sono già lassu. Arrivo fino alla cima con la moto, poi la sdraio negli ultimi 10mt. Fortuna che al buio nessuno si accorto di niente. Dopo aver visto sorgere il sole, ci prepariamo un caffè e ripartiamo in direzione Cappadocia. La lunga tappa viene interrotta dalla locale polizia che ci contesta un eccesso di velocità. Ci viene rilasciato un verbale ciascuno che rimarrà agli atti, pagheremo…… La sera riusciamo ad arrivare, come al solito al buio, ad Uchisar nell’albergo scavato nella roccia dove sono stato nel precedente viaggio. La rampa di accesso al parcheggio è in costruzione, si presenta come una spiaggia in ripida salita con curva secca a sinistra. Prendo la rincorsa con la BMW che scalcia e si arrampica fino in cima, poi mi fermo metto il piede nell’unica buca e sbammmm, di nuovo su un fianco. Per oggi basta.

25 ottobre
Oggi turisti, partiamo per delle brevi escursioni nella zona, a bordo delle moto scariche. Riusciamo ad uscire indenni dalla sabbia, con la luce del giorno le traiettorie si vedono e non affondiamo. Visitiamo la città sotterranea, case e chiese nella roccia, canyon ecc. Una giornata rilassante prima della tirata finale fino a casa. La sera sbraciolata all’aperto e birra, fortuna che sono mussulmani….

26 ottobre
Anche stamattina supero la prova delle sabbie mobili, con il sorriso per la scampata caduta mi avvio verso l’uscita del paese. Ma dopo circa 100mt, un simpatico signore esce da casa senza guardare chi arriva, scende dal marciapiede ed attraversa. Pinzo la moto si accuccia sul ciottolato, sto per prenderlo, me lo vedo sotto la ruota, lo schivo la moto si scompone e sbaaammm sono a terra. E’ stato un attimo, lui neanche si è spaventato, non ha capito che se lo prendo con oltre 350kg di massa in movimento gli rompo le gambine. Fortunatamente andavo pianissimo, ero appena ripartito dalla salita, infatti i danni alla moto sono irrilevanti; attacco paramani rotto, cinghia della borsa inferiore tagliata, una piccola bozza sulla valigia a ricordo delle pietre appuntite del selciato. Con fascette e nastro americano sistemo tutto. Il mio ginocchio sta peggio, ha subito una strana torsione ed è gonfio e dolorante. Gli antidolorifici mi danno fastidio allo stomaco, bevo un goccio di grappa dalla mia fiaschetta, stringo i denti e tiro avanti. Per la casistica la moto cade sempre a sinistra,sarà colpa dei comunisti? Comunque per scusarsi mi vorrebbe offrire un cay (the turco), lo mando a fanculo, non perché mi ha fatto cadere, ma sono giorni che bevo stò the a colazione, pranzo e cena, non lo sopporto più Durante il noioso tragitto verso la costa abbiamo sperimentato nuove inquadrature con la telecamera.

27 ottobre
La prima sosta la facciamo a Pamukkale, già piena di turisti nonostante l’ora mattiniera. Scappiamo verso Efeso. Manu a la forcella andata, il paraolio rotto vomita olio fino alla ruota. I stivali che aveva incollato hanno di nuovo ceduto. Ci dirigiamo verso la costa ovest, senza saltare Efeso. Passiamo due ore circondati da giapponesi e spagnoli, tanti, troppi da non permettere neanche una foto decente. Dopo la pioggia di ieri sera oggi il caldo si fa sentire. Il mio ginocchio migliora, anche se devo ricordarmi che quando mi fermo, non devo caricare il peso su quella gamba. Pernottiamo nei pressi dello stretto dei Dardanelli.

28 ottobre
Attraverso una traghettata di mezz’ora lasciamo l’Asia e siamo di nuovo in Europa. La temperatura si è notevolmente abbassata e il bucato non si asciuga, Manu ne approfitta durante la traversata. Usciamo dalla Turchia lasciando in ricordo del nostro passaggio le multe non pagate. Alla memoria di quello s….o del poliziotto, che rideva. Nel pomeriggio partecipo ad un ballo popolare in un paesino. Tiriamo la tappa fino a Sofia, dove girovaghiamo per un po’ prima di andare a letto. Come al solito non stiamo rispettando il tragitto previsto, ma andiamo alla giornata.

29 ottobre
Solo strada noiosa, 800km nulla di interessante. unica nota da segnalare la rottura della mia sospensione posteriore, adesso sulle buche e avvallamenti sembra un cavallo imbizzarrito. Il cavalletto laterale si è allentato ed ha un gioco notevole. Arriviamo a Zagabria in serata, città piacevole e viva. Alloggiamo in un ostello vicino alla stazione. Il lavandino in camera mi ricorda una cella della prigione.
30 ottobre
Mi scordo di togliere il lucchetto ad U dalla ruota posteriore, piego un raggio. Attraverso le autostrade croate e slovene arriviamo in Italia per pranzo. Io non ho aquistato la vignette, nonostante i cartelli minacciosi. Bisogna mettere mano agli attrezzi, altrimenti mi perdo il cavalletto. Manu ha un cerchio abbozzato e problemi con l'olio, il livello non è chiaro. Siamo quasi a casa e succede quello che non è avvenuto finora, ci perdiamo. A Mestre perdo Manu dalla visuale, ci ritroviamo davanti alla caserma di Reggio Emilia. Adesso sorseggiamo del prosecco in attesa di incontrare i colleghi che ci ospiteranno per la notte.

31 ottobre
Partiamo dall' umida Reggio Emilia presto, dobbiamo essere alle 11 a Perugia. Nel valico dell' appennino la nebbia fà calare bruscamente la temperatura. Arriviamo puntuali all'appuntamento nel distributore, dove i motociclisti della polizia e una macchina di colleghi ci scortano fino al centro della città. Una piccola festa, solito brindisi, siamo partiti bevendo e cosi finiamo. Veniamo assaltati da fotografi e giornalisti, mia figlia si spaventa e si ripara dietro la madre.

Conclusioni
Abbiamo percorso 14.756 km, attraversato 14 stati, conosciuto persone, popoli, culture e usanze. I nuovi progetti avviati saranno il ricordo più bello e duraturo, perchè il viaggio finisce, loro no.Sono rimasto molto soddisfatto della mia moto, mi sono trovato a mio agio anche nei percorsi difficili nonostante il carico. L'attrezzatura a risposto alle aspettative, con la telecamera X170 sono riuscito a filmare tutte quelle situazioni che una telecamera normale non permette. I posti di blocco, le dogane, le situazioni strane. Naturalmente come nelle altre occasioni non abbiamo rispettato il percorso, la libertà è la base di un viaggio.
